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Innovazione e innovation management, dinamiche e best practice

Scritto da Nicholas Chilese

Maggio 11, 2021

Il concetto di innovaton managament è evoluto nel tempo assumendo approcci via via più complessi. In questo articolo vedremo quali forme e declinazioni può assumere l’innovazione e quali elementi di contesto ne influenzano la strategia di gestione.

 

L’innovazione

Per innovazione si intende la concretizzazione dal punto di vista commerciale di una scoperta o di un’invenzione. Una definizione che non si limita dunque concettualmente alla semplice novità ma ne contempla la funzionalità pratica e l’efficacia commerciale.

Può assumere diverse forme, si distingue in primis per l’oggetto dell’innovazione stessa. Possiamo parlare di innovazione: di prodotto o servizio, di processo, organizzativa.

Inoltre l’innovazione può riguardare un singolo aspetto dell’ambito su cui agisce, quindi detta modulare, o coinvolgerlo completamente modificandone l’architettura stessa, in quest’ultimo caso si definisce innovazione architetturale.

La più importante classificazione dell’innovazione è però quella derivante dal grado di intensità e ampiezza della stessa, possiamo avere dunque innovazioni “incrementali” o “radicali”, analizziamole nel dettaglio.

L’innovazione incrementale comporta un miglioramento graduale di un ambito esistente. L’intensità del fenomeno è bassa e tendenzialmente riguarda modifiche modulari e marginali ma continue nel tempo. Possiamo immaginare in questo senso il lavoro di miniaturizzazione dei microchip che ha portato la potenza dei nostri dispositivi tecnologici come PC e telefoni cellulari ad aumentare esponenzialmente per più di mezzo secolo.

L’innovazione radicale ha invece un’intensità e ampiezza ben maggiore data da un rilevante miglioramento di performance, duttilità o costi. In questo senso potremmo pensare, in contrapposizione all’esempio precedente, al computer quantistico. Il quale si basa su una tecnologia completamente diversa da quella che utilizziamo nei computer e device di tutti giorni, i microchip, basandosi infatti sulla tecnologia quantistica, sviluppata nelle ultime due decadi.

 

L’innovazione disruptive

L’aggettivo disruptive è da analizzare con attenzione, ogni innovazione porta con sé un elemento di rottura rispetto al passato. Nel caso dell’innovazione disruptive, o trasformativa, vediamo una vera e propria discontinuità che comporta la creazione di un nuovo mercato o la rivisitazione dalle fondamenta di uno esistente. Colui che coniò il termine fu Clayton M. Christensen nel 1995, uno tra i maggiori esperti globali nell’ambito. Spesso un innovazione disruptive è anche associata ad un modello di business più efficace o efficiente.

 

Approcci manageriali all’innovazione

Dal dopoguerra si è iniziato a formalizzare l’attività manageriale in impresa, negli anni 60’ ha iniziato ad essere introdotto in azienda il reparto di ricerca e sviluppo. Reparto che negli anni ha d’apprima assunto un ruolo olistico e cross-funzionale iniziando ad essere interconnesso con gli altri reparti aziendali e in secondo luogo una valenza sistemica con l’evolvere e il diffondersi del concetto di open innovation, abilitato in grande misura dalla rete internet.

Questi passaggi vengono categorizzati dagli esperti, seppur in modo non uniforme, come le “stagioni” degli approcci all’innovazione manageriale o management innovation. Oggi però tale clusterizzazione risulta anacronistica in un contesto che esperti di management a fine anni 80’ hanno definito VUCA, ossia: incerto, complesso, ambiguo e volatile. Ne parliamo approfonditamente in questo articolo. Un contesto influenzato dalla rapida evoluzione tecnologica, accelerata dalle così dette tecnologie esponenziali, dove la digitalizzazione e tutto ciò che ne consegue: Internet of things, 5G e Big data, ha un ruolo determinante. Si parla infatti di digital transformation.

Già dai primi anni 2000’ si parla infatti di “innovation management “contestuale, un approccio che ha dimostrato essere più opportuno per le imprese anche sperimentalmente.

 

Fattori di contesto

Uno studio condotto da Roland Ortt e Patrick A. Van der Duln nel 2008 ha individuato due ambiti determinanti nell’influenzare la strategia innovativa di un’impresa:

  • fattori interni: il tipo di innovazione è il primo fattore strategicamente rilevante, come sopra descritto un’azienda può percorrere la via dell’innovazione incrementale o radicale. Altro fattore interno determinante è la struttura organizzativa, ad esempio una struttura suddivisa in funzioni, funzionale, tenderà a centralizzare la propria gestione dell’innovazione mentre un’azienda con struttura divisionale potrebbe avere centri di ricerca o centri di sviluppo per ogni funzione con una gestione della stessa molto diversa.
  • fattori esterni: i fattori esterni riguardano la locazione geografica dell’impresa e quindi il regime fiscale e la presenza o meno di incentivi, ecosistema innovativo, centri di ricerca pubblici. Inoltre fattore fondamentale è quello relativo al settore/industria di appartenenza e alla sua struttura competitiva. Malerba e Orsenigo nel 1996 hanno rilevato sperimentalmente come vi fosse una correlazione positiva tra concentrazione, stabilità e dimensione, e una negativa tra queste e l’entrata di nuovi innovatori.

 

Il ruolo dei consulenti

Negli ultimi anni sempre più spesso si diffondono figure come il transformation manager, l’innovation manager o il Chief Digital Officer. Ruoli interni all’azienda adibiti alla trasformazione sotto diversi aspetti. In Maia Management svolgiamo in outsourcing il lavoro di “direttore d’orchestra” per la digitalizzazione aziendale focalizzandoci dunque sui processi utili alle aziende per sfruttare al meglio e secondo le reali esigenze le tecnologie digitali per una trasformazione che dev’essere, in primis, culturale.

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