a

Il Retail è sempre più digitale

Scritto da Francesco Raganelli

On Novembre 30, 2021

Fai il test digitale e ottieni il report con le aree di intervento

“Cambiamento” è la parola che ha contraddistinto il mercato di questi ultimi due anni.

Con evoluzioni evidenti già prima del periodo di pandemia, la trasformazione digitale del retail è stata accelerata e resa pressoché indispensabile per rimanere competitivi. Ma quale sarà il futuro per gli store fisici al digitale, cosa cambierà per i punti vendita e, soprattutto, quanto dello shopping si sposterà sugli e-commerce?

Cosa significa Retail e perché si sta digitalizzando

Per chi non fosse pratico di termini tecnici, il retail altro non è quella che in Italia definiamo “vendita al dettaglio”.

Tuttavia, se fino a qualche anno fa era consuetudine immaginare i locali adibiti al commercio in cui entrare per comprare qualcosa, oggi non è raro avere come primo pensiero qualche sito di e-commerce nel momento in cui sentiamo parlare di retail.

In effetti, complici anche lockdown e misure cautelari, i problemi degli store fisici e le migliorie del digitale sono diventati molto più evidenti. Contingentamento, orari di apertura modificati e ridotti, personale insufficiente e molte altre storture del sistema di retail classico hanno fatto apparire la vendita online il metodo definitivo per risolvere tutti questi problemi. Queste novità hanno reso pressoché obbligatorio trovare nuove strategie per attrarre i clienti all’interno del negozio, con l’obiettivo di aumentare le vendite.
Il Digital Retail, invece, ha prosperato con gioia e poche preoccupazioni, tranne quella del rendere sempre più user-friendly le interfacce dei siti, le modalità di pagamento e le spedizioni.

Il punto della situazione post-Covid ci ha confermato “paure” che già si intravedevano all’orizzonte: le transazioni giornaliere si sono ridotte e, una gran parte di queste, vengono fatte davanti ad uno schermo di pc o cellulare, con un impatto molto negativo per chiunque possieda un’azienda retail.

La trasformazione digitale e l’aggressione degli e-commerce

Mentre lentamente torniamo ad una quotidianità più tranquilla, si tirano le somme.

Se molti retailer erano restii a rivoluzioni digitali dell’user experience e non vedevano l’ora di ammirare nuovamente il proprio store fisico scoppiare di clientela per dare prova che il retail digitale era solo una fase, durante la pandemia è proprio internet che ha aiutato le realtà fisiche a rimanere sul mercato, permettendo la continuità del processo di vendita in un momento critico. Una volta finiti i mesi di lockdown, però, alcuni si sono finalmente accorti delle potenzialità dell’integrazione di processi digitali all’interno della vendita al dettaglio.

Si è affacciata una nuova domanda: come rimanere competitivi di fronte la trasformazione digitale delle abitudini di acquisto?

L’obiettivo di ogni store manager e titolare è pressoché lo stesso: ottimizzare le performance dell’attività e individuare i punti deboli del proprio processo di vendita, monitorando l’esperienza di acquisto dei clienti in positivo e in negativo.
Molti habitué dello shopping in store, ad esempio, scoprendo le potenzialità degli e-commerce, hanno cominciato ad aspettarsi servizi più pertinenti sulle proprie mail, nei messaggi sul proprio cellulare. L’acquisto è diventato decisamente meno “casuale”, andando a puntare già prima di muovere un passo nel negozio, determinati capi di abbigliamento, o quel prodotto visto in offerta nella pubblicità sponsorizzata sui social, magari citato in un messaggio nella newsletter ricevuta.I tanti servizi di consegna disponibili e le migliorire alla comodità di ordinare direttamente online hanno aperto un mondo, permettendo all’esperienza online di essere un valore aggiunto, da implementare in qualsiasi realtà fisica per permettere di creare un anello di congiunzione per i clienti fra i momenti passati all’interno dello store e quelli passivi, di navigazione e fruizione visiva dei contenuti che gli stessi retailer propongono per abbonati, iscritti alle newsletter o semplicemente nelle pubblicità sponsorizzate.

Cambia così anche la progettazione degli spazi, in relazione ai nuovi bisogni e le nuove tendenze. Il locale non deve essere solo accogliete e visivamente accattivante, ma deve continuare quell’esperienza digitale avviata in luoghi ben lontani dall’effettivo negozio.
Insomma, possiamo dire che il futuro dello shopping non è più l’innovazione dello store in sé, ma piuttosto l’esperienza di acquisto.

Come potenziare il lato digitale della propria attività di retail

Ovviamente, le nozioni per migliorare (o magari addirittura creare) la resa digitale della propria attività non sono date per scontate.

Piuttosto si può dire che ci sono basi solide, su cui vengono ogni giorno valutate opzioni, alternative, praticati nuovi metodi derivati dalle scoperte che i dati sul marketing e l’industria 4.0 ci portano.
La nostra consulenza come Chief Digital Officer per riuscire a potenziare con il digitale la propria attività retail, in questo periodo, si rivela fondamentale per destreggiarsi fra le insidie di un mercato che ancora non è del tutto finalizzato, che anzi sta vivendo una sorta di adolescenza, in cui ogni certezza può essere ribaltata in qualsiasi momento.

Fino a qualche anno fa si credeva che l’e-commerce prosperasse con un’interfaccia funzionale, ma visivamente accattivante e soprattutto unico. Oggi i dati dei siti più di successo ci portano invece un riscontro molto diverso, dove appare evidente che gli utenti debbano riconoscere degli “elementi ripetuti”, familiari, per non avere uno scontro eccessivo con i design dei vari store.

Qualsiasi sia la strada che intraprenderanno le attività digitali, inevitabilmente queste scelte si ripercuoteranno in certa misura su qualsiasi retail fisico. Lo shopping è stato modificato in maniera sensibile e il futuro che ci aspetta vede un processo di acquisto fortemente influenzato da elementi esterni come influencer, pagine social, consigli di acquisto su canali indipendenti dalle attività. Una soluzione a molte problematiche sembra essere quella dei servizi personalizzati forniti dai negozi più piccoli. Aumentano con crescita esponenziale le figure di personal shopper, di di “clicca e ritira in negozio”, vere e proprie forme ibride di acquisto, capaci di fondere la classica esperienza che tutti conosciamo, con i nuovi mezzi digitali a disposizione.

Se già prima della pandemia avevamo visto qualche timido accenno a questa virtualizzazione del commercio e spettacolarizzazione dei brand, oggi l’accento va posto persino sui singoli componenti del personale di uno store, facendoli diventare il volto umano di un marchio per sua natura senza un vero volto.
In questo piccolo “campo di guerra”, si aprono sempre più opportunità per quei rivenditori che avvertono l’esigenza di migliorarsi attraverso strategie innovative.
Proprio per via di questa inevitabile trasformazione, oggi si parla Smart Retail, o Digital Retail Store, reso interattivo grazie ai gagdet dell’IoT (Internet of Things) e connesso in qualsiasi momento con la propria clientela.

Il futuro dei negozi fisici con la retail innovation

Chiamata retail innovation, questo passaggio ad un nuovo modo di vendere al dettaglio è strettamente legato a nuovi strumenti per effettuare analisi dettagliate della resa di ogni aspetto dell’attività.

I dati elaborati dai sistemi automatizzati dalla presenza di intelligenza artificiale possono essere elaborati e utilizzati per cambiare la gestione del negozio fisico e l’organizzazione del personale. Dietro le quinte, imperscrutabili per l’utente medio, si conforma un processo di backend atto a migliorare l’efficienza dell’attività, ma soprattutto prendere decisioni con più criterio, potendo contare su dati affidabili.

Dai clienti, contenitore fondamentale di ogni statistica da elaborare, va estratto il grado di soddisfazione, il comportamento abituale, le analytics più disparate.
Volendo fare un esempio, sarà necessario d’ora in poi valutare molto di più il numero di persone che entrano e acquistano, per elaborare indici di prestazione. Tasso di conversione, gestione dello staff interno… tutte decisioni che da secondarie e opzionali diventeranno l’ago della bilancia per permettere un rinnovamento efficace, con possibilità di successo aumentate.

L’analisi dei dati è un’altra delle grandi aggiunte attuate dalla trasformazione digitale dei retail. Mentre si diversificano i tipi di clientela e le proposte disponibili sul mercato vanno e vengono, chi vuole rimanere competitivo e stabile deve saper prevedere i trend ed aumentare l’efficienza della propria gestione. Chi non si adegua a queste pratiche è destinato a subire un duro colpo da quello che, a tutti gli effetti, è un momento di rivoluzione vero e proprio.

Fissa una chiamata con me, ti guiderò verso un’adozione del digitale profittevole per il tuo business retail. 

Candidati per diventare un digital manager Maia

A che livello digitale è la tua impresa?

Scoprilo partendo da qui