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Il Cdo entra nelle Pmi metalmeccaniche

chief digital officer

Scritto da Andrea Casagrande

Ottobre 26, 2021

Le Pmi metalmeccaniche del nostro paese sono una delle realtà più importanti del Made in Italy ed un’importante quota del nostro export è generata proprio in questo settore. Sono aziende a volte dimenticate perché quando si parla di Made in Italy l’immaginazione dei più corre alla moda ed al food, per contro questo comparto del Manufacturing italiano non ha nulla da invidiare ai più blasonati settori di cui sopra. 

Molte di loro, spesso con nomi non conosciuti se non agli addetti ai lavori, sono parte strategica della catena del valore di importanti colossi industriali multinazionali e di valenza globale.

Digital Transformation e Pmi metalmeccaniche.

Ecco, torniamo a parlare di questo comparto della manifattura italiana perché sempre più spesso ci capita di incontrarle nella nostra attività di Chief Digital Officer di Maia Management.

La loro volontà di competere le porta inevitabilmente verso la Digital Transformation. Gli imprenditori che le conducono sentono ormai come impellente l’esigenza di iniziare il percorso di trasformazione digitale dei loro processi. 

Sono sfide impegnative sia per l’imprenditore che per il “consulente del digitale”, il Cdo, perché in esse non dobbiamo confrontarci solo con l’implementazione degli asset tipici per i quali siamo spesso interpellati, come progetti Crm o progetti  di e-commerce. 

Qui molte volte l’urgenza di introdurre gli strumenti digitali ci porta al centro del vero e proprio processo produttivo. Nel cuore dell’azienda. Sono aziende che spesso lavorano per commessa, in cui, per esempio, gli strumenti di Project Management sono al centro della gestione del processo.

Come affrontare la sfida della moderna gestione della commessa?

Poco fa accennavamo che queste sono le sfide più impegnative e proprio per questo ci appassionano. Quando affrontiamo il problema spesso non abbiamo una risposta immediata, la soluzione a portata di mano, non perché la soluzione non esista ma perché trattasi di più soluzioni generate da pluralità di tool da far interagire come fossero un unico strumento.

Ci troviamo di fronte a programmi utilizzati da decenni, a volte costruiti con soluzioni custom a cui l’azienda si è adattata e da cui ha tratto vantaggio ma che ormai dimostrano i loro limiti e che invece di agevolare il processo produttivo lo rallentano. 

Gli addetti al processo negli anni hanno trovato singole soluzioni per risolvere i problemi operativi, e questo genera disordine ed attività ridondanti, insomma il vecchio programma non aiuta più l’uomo ma è l’uomo che si adatta per ottenere un risultato. Siamo di fronte al classico caso in cui lo strumento invece di concedere all’uomo di concentrarsi sul risultato primario e lasciare alla tecnologia il compito di fornirgli soluzioni per migliorare il suo lavoro al contrario e nei casi più estremi lo ostacola e lo complica.

A volte in azienda ci sono competenze informatiche legate all’aspetto produttivo in quanto la macchina che si vende ha una sua componente software, l’imprenditore quindi cerca di risolvere utilizzando queste risorse interne, anche per un problema di contenimento dei costi, ma la soluzione non arriva, a volte nascono conflitti interni, in una parola il problema non si risolve.

Troviamo lo strumento nuovo che risolve.

Abbiamo detto che spesso la soluzione non sta nel comprare un nuovo strumento di Project Management, per rimanere nell’esempio.

Partiamo da questo presupposto: nelle organizzazioni aziendali il successo è legato ad un linguaggio comune a tutti quelli che fanno parte dell’organizzazione stessa al fine di svolgere in sintonia l’attività che è al centro del modello di business. Quindi l’informazione ha una funzione fondamentale per garantire l’efficienza interna e quindi deve avere un valore unificante.

Per ottenere il risultato che ci proponiamo il contributo del Chief Digital Officer è fondamentale. 

Egli dovrà procedere alla mappatura del processo allo stato AS-IS, in collaborazione con le varie funzioni aziendali interessate al processo stesso su cui si vuole intervenire. 

Con loro dovrà individuare le singole criticità, produrrà un elenco completo di esse e raccoglierà proposte migliorative sui singoli aspetti critici da tutti i soggetti coinvolti nel processo.

A seguire valuterà le singole applicazioni digitali che offrono soluzioni alla singola criticità e dovrà individuare le potenzialità nel farle lavorare in sinergia grazie ai sistemi di integrazione oggi disponibili.

Con i risultati raccolti dovrà costruire la nuova mappatura del processo allo stato TO-BE. Questa per essere vincente non dovrà essere una bibbia immutabile, infatti sarà consigliabile testare di volta in volta le singole soluzioni su piccoli gruppi operativi, quindi la mappatura al TO-BE potrà subire rettifiche in corso d’opera.

Questa logica della soluzione ricercata come nella composizione di un puzzle apre la strada a successive modifiche ed integrazioni migliorative applicando automazioni che magari solo in un secondo momento saranno rese disponibili con la logica del upgrate verso sistemi più costosi. Ma questo solo quando il nostro processo ridisegnato al TO-BE avrà dimostrato la sua efficienza, funzionalità e quando sarà adottato da tutta la forza operativa che lo vivrà come un miglioramento effettivo del processo lavorativo.

Quindi non una soluzione ma più soluzioni!

Si proprio così. La nostra esperienza di Chief Digital Officer del team di Maia Management ci porta ad affermare che il percorso operativo succintamente delineato in questo contributo sia la modalità corretta di introdurre il cambiamento. Se vediamo le potenzialità che applicazioni come  Zapier o Integromat ci offrono, capiamo che la logica del puzzle da ricostruire con il pezzo giusto spesso risolve con semplicità situazione che affrontate con logiche vecchie diventano irrisolvibili o comunque non risolvibili in tempi brevi e funzionali all’operatività dell’azienda.

Un particolarità di Maia Management.

E’ importante concludere questo contributo spiegando che il Chief Digital Officer che opera in outsourcing, come siamo noi di Maia Management, ha continue occasioni di crescita e contaminazione dal rapporto che vive con gli altri Cdo all’interno del team di Maia Management. 

Un cdo dipendente dell’azienda, ammesso che l’azienda l’abbia trovato ed abbia i mezzi per pagarlo, sarà solo ed in questo settore la solitudine blocca la formazione e l’aggiornamento.

Se hai letto sin qui questo contributo e lo hai trovato interessante, compila il form. Io e tutto il team di Maia Management saremo felici di conoscerti e di avere un confronto anche solo conoscitivo con te.

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